Ma vuoi mettere 

Superati i quarant’anni, sia pur con molta cautela, ho iniziato a capovolgere la mia personalissima piramide alimentare che, all’epoca, era basata e costituita prevalentemente da carboidrati provenienti da pasta e dolci; poche proteine e quasi assenza di frutta e verdura. 

Poi, per fortuna non per motivi di salute, ho smesso di fumare e la prima conseguenza fu mettere su una decina di chili in pochi mesi; di qui la svolta: ripeto, con molta attenzione e cautela, iniziai a mangiare anche verdure e frutta e, soprattutto, a diminuire la quantità di pasta e dolci  (all’epoca che fu, dopo aver cenato con una confezione di pasta, concludevo il giro con pane e Nutella, roba da tremila calorie al giorno).

Oggi, anzi stasera, però, me ne sono fregato: mezzo pacco di bucatini e amatriciana, fatta col guanciale di Norcia, quello buono che qua al Nord è come fosse di contrabbando perché non si trova. 

Riflettevo sul fatto che, forse vivrò un giorno di meno, ma chi se ne frega: almeno morirò contento. 

L’acqua 

L’acqua è un bene prezioso, non ci piove  (ci sta bene), ma una lavatina ogni tanto non farebbe male, soprattutto se si deve salire su un treno e condividere di conseguenza  gli effluvi delle proprie ascelle con altri passeggeri. 

Ma chi se ne frega

Per indole, almeno nella maggior parte dei casi di cui ho il ricordo, tendo a partecipare emotivamente alla vita, nel senso che mi risulta difficile scansarmi se una problematica mi arriva addosso.

Col tempo, però, anche grazie ai consigli del mondo con cui mi sono via via confrontato, ho imparato che bisogna imparare a fregarsene, o almeno a relativizzare il coinvolgimento emotivo; sempre col tempo, però, e in coabitazione con la mia innata mancanza di mezze misure, ho realizzato che mi sono probabilmente troppo abituato al “chi se ne frega” e volto troppo troppo spesso pagina dopo aver letto solo il titolo del capitolo.