La stella cadente

Alle stelle cadenti della notte di San Lorenzo, mi lega un ricordo, un qualcosa di veramente lontano nel tempo, ma che, guardando uno spot pubblicitario, è tornato prepotentemente alla ribalta della mia coscienza.

Parlo di qualcosa più una trentina di anni fa, o giù di lì. Una sera, anzi la sera di San Lorenzo, ero nei pressi di Roma, su una spiaggia, in compagnia di una comitiva di coetanei. Prima di quel momento mai avevo avuto modo di vedere ‘ste benedette stelle cadenti, per cui, virtù indotta dall’ingenuità, mi fidavo degli altri e mi misi a guardare il cielo, reso ancor più scuro dalla mancanza di illuminazione artificiale sulla spiaggia.

Passavano i minuti, ma io non vedevo un cavolo, proprio niente e per questo motivo mi distrassi dal cielo e passai a più pratiche attività tipicamente adolescenziali. Cacchio, mentre la mia attenzione era rivolta al volto di una delle ragazze del gruppo, vedo sullo sfondo del suo volto una scia luminosa, un bagliore che velocissimo cadeva dal cielo verso il mare, dall’alto in basso: era una stella cadente, cui affidai il desiderio di stare con quella ragazza.

La mezzanotte era ormai passata, San Lorenzo finito, la ragazza andata e l’anno successivo l’avevo dimenticata. Ma il cielo no, continuai a guardarlo, evitando però, di affidargli i miei desideri che avrei tenuto, razionalmente legati a me e alla mia vita.

Solo dopo tanti anni, scoprii che credere nella realizzazione di un sogno era operazione possibile, ma senza affidarsi solo alle stelle, ma mettendoci molto di sé, qualche volta anche di più.

Mi stupisce la mia reazione 

Faccio parte di quel folto gruppo di sfigati che, per un guasto alla stazione Termini di Roma, sono rimasti fermi quasi due ore al centro dell’Italia e che arriveranno a Roma con oltre due ore e mezzo di ritardo (al momento, 162 minuti). 

Come si può immaginare, in una situazione di questo tipo, le persone sfogano la propria rabbia al cielo, o, meno poeticamente, verso gli addetti ai treni presenti sul mezzo. 

Mi ha stupito la mia quasi indifferenza, come uno yogi giunto al massimo delle proprie capacità di autocontrollo. 

Ohmmmmmmm.

Psicoterapia da treno

Sono su un treno che porta diversi psicoterapeuti di ritorno da un convegno. 

Non è la mia professione, ma sono stato costretto a venirne a conoscenza perché hanno tutti un tono di voce poco adatto al rispetto che si dovrebbe avere quando si condivide uno spazio. 

Guardandoli in faccia, e osservando il loro modo di muoversi, gesticolare, parlare, mi chiedo se stiano bene col cervello. 

Sarà che, quando si svolge una professione, si capta qualcosa dai clienti, o pazienti che siano, ma questi stanno proprio fuori. 

E sono cafoni.