La musica 

Sono cresciuto a suon di musica. L’ho sempre amata perché, in tante occasioni,  mi ha dato le parole che mi mancavano, un sorriso, un ricordo, un’istantanea senza tempo o un replay dell’anima, un movimento dell’intimità più profonda. Scavare dentro il terreno della memoria e ritrovare note e suoni, volti e luoghi, profumi e sapori; poi il vento, la pioggia, una spiaggia, il sudore sulla pelle: tutto grazie ad un brano, ad un rincorrersi di note e tempi e ritmi. 

Ho ascoltato di tutto: classica , pop, rock, jazz, fusion; in fondo, i generi musicali non sono altro che i secondi delle lancette di un orologio che viaggia lungo il giorno.

Mi fluisce la coscienza e Joyce mi darebbe una mazzata sui denti, ma io non finirei di adorarlo. A tempo di musica.

Indifferenza

Guardando qua e là nei meandri della mia esperienza di vita e navigando tra le pieghe della mia coscienza, credo che il comportamento più odioso che ho incontrato è stato l’indifferenza, un non schierarsi, un patto con sé stessi per salvaguardare ciò che si ha timore di comunicare.
Preferisco ricevere un netto diniego, un rifiuto, un insulto pure, piuttosto che il silenzio.
Questa mia riflessione trova ancor maggior enfasi nella consapevolezza di aver cercato di dare una mano a qualcuno che, per tutta risposta, tace.
Me possino ciecà se mi impiccio ancora di cose che non mi appartengono direttamente.
Poi dice che sono uno stronzo.

Economia

Per lavoro, molto spesso, mi tocca l’ingrato compito di chiedere soldi a chi ha contratto debiti.
Senza aver vinto un Nobel, rifletto e mi dico “se questo non paga, non credo lo faccia sempre e solo per sfizio; magari non c’ha proprio una lira”.
E,  infatti, la pratica mi ha confermato la validità e l’aderenza con il reale di questo semplice pensiero: vi sono due categorie di debitori: chi ha soldi, tanti in genere, perché non paga e chi non paga perché non ha.
Ieri ero in giro per lavoro per recuperare una piccola somma. Entro in un ristorante. Vuoto alle 21. Al banco una vecchietta, cui mi presento e chiarisco il motivo del mio essere lì. Chiama il figlio che stava nella cucina deserta. Mi guardano con l’aria di chi davvero non sa cosa fare e dire. So che professionale non è, ma me ne frego, li saluto e me ne vado, dando loro un appuntamento a un futuro “tornerò”, indefinito come il mix di senso di vuoto, rabbia e schifo che provo in queste occasioni. Gli occhi perduti nel vuoto della vecchietta valevano più di qualche euro e raccontavano storie di decenni di lavoro senza poter goderne oggi i benefici.
Rifuggo l’essere macchina fredda e calcolatrice ma soprattutto m’infastidisce e mi fa incazzare sentire che “l’Italia è ripartita”. Cari Renzi & C. fatevi un giro in mezzo a chi lavora e non arriva a fine mese, invece di chattare con Obama.
Romanamente parlando “li mortacci vostri”.
E de chi non ve lo dice.
Tornando a casa, mi sento alleggerito perché, se è vero che non ho fatto compiutamente il mio dovere, mi sono comportato bene, almeno secondo i miei parametri di bene che mettono in fondo alla scala il valore del denaro.

La dignità

Devo avere una buona propensione all’essere calpestato, forse prima di questa vita dovevo essere un tappeto.
Boh.
Ci penso e ci ripenso, ma la responsabilità di questo atteggiamento che subisco non può essere interamente degli altri; è ovvio che anch’io mi predispongo al calpestio.

Highlander

Dormire tre, al massimo quattro ore per notte –  ormai da tanti anni  – e riuscire anche a far finta di ragionare, a lavorare, tutto sommato pure a vivere, mi fa  sentire una specie di highlander.
C’è sempre un aspetto positivo anche in qualcosa che in assoluto positivo non è.

Perché intervenire?

​Riporto un link; ognuno si faccia la propria idea. Io ho la mia: ‘sto ragazzo non l’avrei arrestato, ma lasciato alle cure del pubblico che aveva assistito alla scena.

http://m.ilmessaggero.it/roma/cronaca/frascati_romeno_rapina_anziana_linciaggio-2100746.html

Doveroso omaggio

Amo il calcio fin da neonato.

L’ho praticato ed amato fin quando la dignità mi ha suggerito di farla finita per limiti anagrafici; di notte, ancora oggi, a distanza di quattro anni dalla mia ultima partita su un campo, di tanto in tanto sogno di giocare.

Come ogni appassionato, ho avuto i miei idoli fin da bimbo ed uno, uno soltanto, da adulto, ovvero Steven Gerrard, un giocatore inglese che, a mio avviso, incarnava perfettamente il ruolo di “capitano”. Riconosco che è stato l’unico giocare che, guardandolo giocare, ahimè solo in tv, mi ha fatto veramente e profondamente emozionare.

Oggi leggo che anche per lui il gong della dignità ha detto stop.

Un omaggio ad un campione vero e, probabilmente, ad un uomo fuori dal comune.

Presso questo link, per ci volesse, c’è un video con i momenti più belli vissuti da questo “eroo” dello sport: http://it.eurosport.com/calcio/premier-league/2016-2017/steven-gerrard-si-ritira-la-leggenda-del-liverpool-da-l-addio-al-calcio-a-36-anni_sto5959773/story.shtml