La puntualità

Detesto chi arriva tardi a un appuntamento.
Sono sempre stato molto puntuale. 
Preferisco arrivare qualche minuto prima per una questione di rispetto nei confronti di colui/colei con cui ho un appuntamento.
Ci sarà solo un caso in cui, con tutta sincerità, mi auguro di arrivare con netto e palese ritardo.
Peccato che non potrò fare il resoconto di quell’appuntamento.
Qualcun altro lo farà al mio posto.

Integralismo vacanziero

Dopo il periodo pasquale, complice anche una stagione primaverile particolarmente ricca di sole, in parecchi hanno cominciato a pensare alle vacanze estive.
Questa che segue è una vicenda umana particolarmente delicata che mi sta a cuore. La racconto perché mi sembra corretto condividerla con altri.
Qualche giorno fa, presso l’agenzia di viaggi di un mio amico, si è presentato un signore di mezza età vestito di bianco. Aveva una lunga barba sale e pepe, occhi neri; era seguito da tre donne che stavano dietro a lui e da una decina di bambini che schiamazzavano in modo indescrivibile all’interno dei piccoli uffici che ospitano questa agenzia di viaggi.
Il mio amico, cortesemente, va detto, chiede:
“In cosa possa esserle utile?”
Il bianco signore ribatte:
“Vorremmo andare in vacanza, sa l’estate si fa prossima … e – indicando i bambini – questi ragazzi hanno bisogno di sfogarsi un po’”.
Il mio amico:
“Capisco. Sono un padre di famiglia anche io. Ma – incuriosito – quali sono i suoi?”.
Il bianco signore:
“Tutti”.
“Accidenti. S’è dato da fare, direi.” sorridendo.
Il bianco signore, facendosi serio:
“Ci proponga qualcosa per favore. Abbiamo una certa fretta”.
“D’accordo. I signori preferiscono mare o montagna? Lago o collina?”.
“Ma – guardando, senza fissarne alcuna in maniera specifica, le tre donne alle sue spalle – se dovessi dar retta a loro non finiremmo più. Vada per una città. Ci prenoti un bel volo per una città”.
“Italia, Europa o … “.
“Guardi. La destinazione è indifferente. Va bene una qualsiasi nazione occidentale. La cosa importante è che ci siano dei bei palazzi alti”.
Il mio amico, silenziosamente incuriosito, dice:
“New York. La patria dei grattacieli. Lo skyline newyorkese. Empire State Building. Ecco la destinazione che fa per lei”.
“A New York ci siamo già stati”.
“Ah, ho capito. Mi faccia pensare – l’amico mio, guardando in alto – Londra. Una bellissima capitale europea che tra l’altro ha una metro che funziona a meraviglia. Sa, per gli spostamenti”.
“A Londra pure. Ci siamo già stati”. dice il bianco signore.
“Accidenti. Senta io non voglio farle perdere tempo. Vedo che ha fretta. Mi lasci qualche ora di tempo. Le sviluppo un piano su misura per lei. Va bene?”.
Inacindendo notevolmente il tono, il bianco signore:
“Lei si preoccupi solo del biglietto aereo che al piano ci penso io. Ha capito?”. 
Il mio amico, di rimando:
“D’accordo. Mi lasci il suo recapito di cellulare, la richiamerò in giornata e le farò avere notizie”.
“Ecco il numero. Scriva. 123-2323132334343”.
“D’accordo. Grazie. Risponde il signor?” 
“Osama.. Mi chiamo Osama ma in genere no rispondo io al telefono. Ci pensa Omar.”

Un po’ di rancore

Mamma ma perché non m’hai chiamato Silvio?

Avrei avuto un sacco di soldi.
Avrei avuto il maggiordomo.
Avrei avuto tutto quello che desideravo.
Avrei avuto un giornalista sempre accanto.
Avrei avuto l’elicottero.
Avrei avuto televisioni.
Avrei avuto l’abbronzatura tutto l’anno.
Avrei avuto il sorriso sempre tatuato in viso.
Avrei avuto desiderio di Kaka e avrei potuto esaudirlo senza spostarmi dal salotto.

Mamma, capisci perché nutro un po’ di rancore nei tuoi confronti?

Dio e le generalizzazioni

Se uno se la prende con gli uomini o con l’umanità, per forza di cose, è costretto a generalizzare. Il vero destinatario dell’invettiva non ha un nome. 
Se, invece, se la prende con Dio, la generalizzazione non è più plausibile.