Effetto caffè

Il caffè è una bevanda buona, molto buona.

Ha il solo difetto che dura troppo poco. Una tazzina, con tutta la calma possibile e immaginabile, finisce subito.

Allora, ho avuto un’idea per farla durare di più.

Prendere il caffè con l’apparecchio dell’aerosol. 

Dura di più ed entra in profondità.

Doppio effetto che moltiplica la durata.

Morto un papa se ne fa un altro. Sempre.

“Morto un papa se ne fa un altro”.

Questo modo di dire tipicamente romano, nel suo apparente cinismo, dà l’esatta soluzione al modo di affrontare i problemi che, giorno dopo giorno, la vita prospetta. 

Storicamente Roma è abituata alla presenza fisica e spirituale del potere. Potere di qualunque tipo e forma. 
A Roma, un rappresentante del potere è un cretino come tanti altri. Roma e il romano non si sorprendono di fronte a nulla. Roma e il romano non si lasciano intimidire da chi ha il potere. Per Roma e il romano chi ha il potere è come gli altri. 

Ecco perché, anche di fronte all’emergenza dettata dall’improvvisa e irrimediabile assenza di un papa, il romano non si perde d’animo e, con una buona dose di pragmatismo e umorismo, conia questo modo di dire anzi indossa e fa suo questo habitus mentale che gli consente di sfilare di fronte al progredire della vita.
 

La speranza

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire.

Ma c’è speranza e speranza.

C’è situazione e situazione.

Fino a che punto è giusto o lecito sperare? 

Cosa farà il tempo? 
Svelerà una semplice speranza? Una bella realtà? Una patetica illusione?

Il bollino dell’amore

Dopo il Bollino Blu alle auto, il Bollino Blu alle caldaie, il Bollino Blu alle banane arriva il Bollino Rosa dell’Amore.

Un’iniziativa meritevole di attenzione presa dalle prostitute di Padova.

Visto il decremento degli incassi e il fuggi fuggi generalizzato della clientela, in fuga per via dei controlli e delle contravvenzioni elevate dai viguili urbani, un bel gruppetto di passeggiatrici notturne del padovano ha pensato bene di dotarsi di bollino rosa da apporre sui vestiti (?!?).

Alla vista del bollino, il potenziale cliente saprà che – nel caso in cui gli venisse elevata contravvenzione da parte della polizia municipale – sarà cura della prostituta pagare la multa.

Iniziativa davvero lodevole e fantasiosa che, a mio parere, potrebbe estendere il campo di applicazione del principio anche nelle case chiuse clandestine.

In quel caso, alla vista del bollino, il cliente saprebbe che la prostituta potrebbe, ad esempio, pagargli l’ICI. 

Sarebbe un modo per abolire, di fatto, l’ICI (senza che Prodi e Rutelli vengano alle mani) che verrebbe pagata solo dalle meretrici.

E’ proprio vero che questo è il paese della mignotta.

Che sorpresona!

Dalla lettura dei giornali, sia tradizionali che on line, si ricava materiale di riflessione in quantità.
E’ di questi giorni la notizia che, a seguito dell’indulto, sono aumentati i reati.

La cosa che, a mio parere, è stupefacente è che tale notizia viene data come se si trattasse di una sorpresa.
Sarebbe come dare una notizia di questo tenore:
“Aumentano le gravidanze. Nascono più bambini”.
Oppure:
“Più chilometri fai in auto, più benzina consumi”.

E’ piacevole essere sempre informati perché, a volte, ti arrivano delle sorprese tali che … ti senti orgoglioso di non capire.

Che coraggio!

Qualche giorno fa, sfogliando un giornale, ho preso piena consapevolezza di essere fortunato, privilegiato, agiato; diciamo pure raccomandato dal destino.
Perché? Si chiederà chi legge.
Ebbene, in un articolo ho scoperto che il Congo ha una popolazione di poco più di tre milioni e mezzo di persone di cui quasi 1 milione e 700 mila ha meno di 14 anni.
Al di là di mie personali valutazioni circa la presumibile opportunità di rendere edotto anche chi vive in Africa sulla possibilità di trascorrere dei momenti di piacere col proprio partner, senza per questo dover forzatamente procreare, è amaro constatare come questa massa di ragazzi costituita da milione e 700 mila ragazzi under 14 è palesemente senza futuro. Senza speranza. Senza domani ma con un oggi da far paura. Presumibilmente senza voce. Ciascuno di essi, sempre ipotizzando che il percorso della storia e dell’economia mondiale prosegua la sua corsa sugli stessi binari su cui sta viaggiando in questi anni, è destinato a rimanere un numero, un semplice numero, una bocca in più da sfamare, un palato in più da dissetare ma senza che questo costituisca un problema sentito più di tanto da chi, come noi, vive situazioni e storie diverse. 
Senza cadere nella facile ipocrisia, credo a nessuno di noi occidentali – tolto un breve rigurgito di umana compassione – importa nulla. 
Però ne parliamo.

Guardare il cielo alla ricerca di stelle

Quando il sole si va a riposare in attesa di salutare il nuovo giorno, è splendidamente emozionante guardare il cielo alla ricerca delle stelle. 
Si volge lo sguardo all’insù e immediatamente si ha l’impressione di esser piccoli. Tanto piccoli. Infinitamente piccoli. 
A volte, divagando con se stessi, gli occhi rivolti al cielo, il silenzio intorno.
Una voce dentro: “Se esiste qualcuno lassù, se c’è vita nell’universo, se un marziano sta guardando verso la Terra, che dici? Guarda proprio me o non mi vede proprio?”.
La stessa domanda che, a ben pensare, ci si può porre anche in rapporto ad esseri umani terrestri.
La risposta, però, è forse più facile averla dal marziano.

Avvocato

A proposito della vicenda che ha visto coinvolti alcuni presunti pedofili nella scuola di Rignano Flaminio, ho appena sentito un avvocato di parte, mortalmente offeso e piccato da tanta pubblicità data ai fatti, dire:
“Dopo tutta la cagnara fatta su questa vicenda … ”
Ho spento la tv. 
Ho provato vergogna. 
Da uomo.
Ho provato vergogna a esser considerato simile a lui. 
Ma, caro avvocato, siamo diversi.
Siamo diversi.

Il film della Legge

Ieri, per la prima volta in vita mia, ho partecipato a un’udienza, presso il tribunale civile di Roma, che mi vedeva protagonista in qualità di ricorrente.
Di civile mi sa che c’è rimasto solo il codice. 
Che delusione!

I telefilm americani, le cui vicende si svolgono nelle aule giudiziarie, mi hanno messo completamente fuori strada.

Nella mia immaginazione, credevo che il giudice andasse chiamato “Vostro Onore”, che avesse le sembianze di James Earl Jones, che parlasse italiano, non siculo-italiano, che volesse – prima di farmi parlare per un minuto – sincerarsi della mia identità.
Nella mia fallace immaginazione, credevo che l’udienza si svolgesse a porte chiuse dal momento che il processo civile non è pubblico, quindi si tratta di una specie di “festa ad inviti”.
Sempre nella mia immaginazione, credevo che il rispetto della privacy non si sostanziasse esclusivamente su un numero di protocollo appeso fuori dalla porta dell’aula per fare in modo che all’esterno dell’aula non si conoscano i nomi dei partecipanti; questa è un’idiozia, dal momento che mentre io parlavo c’erano almeno una decina di intrusi in quella stanza. Diavolo di una privacy; una delle cose che più mi manda al manicomio. Rinuncerò a capire.
Credevo che la frase “La legge è uguale per tutti” fosse incisa su una boiserie di legno e non scritta, anzi stampata, su un foglio di carta A4 tenuto su un muro scrostato con del nastro adesivo.
Credevo che l’aula di tribunale fosse un posto quasi templare, dove ci si presentasse in ossequioso silenzio in rispetto della religiosità imposta dalla legge.
Credevo che un tribunale non avesse le sembianze sonore di un mercatino di quartiere.
Credevo che ci sarebbe stato rispetto. Anzi, a questo non ci credevo troppo.

Mi sa che ho visto troppi film americani.