Uno, nessuno, centomila

Pirandello non era propriamente una scemo.
In tutta la sua produzione teatrale – e di prosa – non mancò mai di sottolineare quanto il confine tra ciò che si è e ciò che si appare agli occhi degli altri sia sottile, labile e si sposti in continuazione come un filo che tiene un palloncino gonfiato a elio. 
Quella linea di demarcazione è tracciata con un un tratto talmente leggero che, a volte, sembra non esserci distinzione. A volte, invece, l’io si confonde; non sa più se è davvero l’io che vede allo specchio o quello che gli dicono sia. 
La confusione dell’io, insomma.
Un immenso caos che si sviluppa all’interno dell’uomo cosiddetto postmoderno, cioè al nostro interno. 
Quante volte, in seguito a pensieri espressi in pubblico, a discussioni, dibattiti, scambi di opinione ci viene detto: ma non sembravi così … un qualsiasi aggettivo calza, comunque, bene. 
“Non sembravi … “.
In questa frase c’è tutta la confusione tra ciò che si è ai propri occhi e ciò che si è agli occhi degli altri.
Questo rischia di diventare un tunnel, entrando nel quale la propria personalità e il proprio essere sono moltiplicati come un’immagine riflessa reciprocamente all’infinito da due specchi che si trovino l’uno di fronte all’altro.
Per uscire da questa galleria di immagini di se stessi, c’è solo un modo: essere se stessi.
Uno, nessuno e centomila.