Sfinimento

Ci sono alcune persone che, nell’ambito di una discussione o di un qualunque problema, insistono talmente tanto che, alla fine, si è portati a credere che quello proposto
sia la madre di tutti i problemi.

In tali casi, o si manda a quel paese senza neanche iniziare la discussione o si cede per sfinimento.

 

Il passato è passato

Ripercorrere il proprio vissuto, sfogliare le pieghe dell’anima e le pagine della memoria per arrivare ad un distillato della propria essenza, alla radice del sé,  all’elemento
primordiale. Un viaggio quasi tra le catene di geni, ostacolato solo dalla volontà di attribuire un peso specifico diverso alle diverse vicissitudini della propria esistenza.

Parlo di volontà perché alcuni episodi della mia vita li ho sotterrati in profondità e non voglio ripescarli, anche se poi inevitabilmente ci finisco dentro.

Così … tanto per dire

I bene informati mi dicono che l’abito non faccia il monaco.

Anni fa, mi capitò per uno scherzo del destino di selezionare del personale per un paio di aziende
del settore informatico che avrebbero dovuto assumere dei sistemisti per poi “affittare” ad altre aziende.

Ricordo di aver intervistato ragazzi dal curriculum invidiabile ma impresentabili per inadeguadezza
dell’abito. Se devi andare presso un cliente, infatti, non puoi vestirti in shorts sia pure di nota marca, non puoi  presentarti masticando la gomma, non puoi non saper mettere insieme due frasi in lingua italiana, non puoi toglierti un residuo di cibo dai denti, insomma non stai a casa tua e c’è sempre un modo per rapportarsi agli altri, sia in termini di presenza che in termini di comportamento, di parole, di gesti. E’ vero che i modi si vanno perdendo, ma vabbè io sto diventando vecchio e, quindi, guardo il mondo con occhi che stanno per scadere.

Può darsi pure che l’abito non faccia il monaco, ma io onestamente guardo pure all’abito.

E al monaco. O, preferibilmente, alla monaca.

Preghiera pagana

Ogni tanto, sperando di aver male interpretato il mio sentire, guardo il cielo e rivolgo una pagana preghiera con la speranza che qualcosa mi cada da lassù, ma da lassù non mi ascoltano e non mi vedono.

Anzi, no, non è vero: un giorno da lassù è caduta una foglia e meno male che non era di marmo.

E "lui" se ne va

Se ne va, è inutile nasconderselo.

Incurante della vita che scorre attorno a sé e dentro di sé, il tempo alza i tacchi e prende il largo, indifferente allo sguardo pietoso di chi lo prega in ginocchio: non andartene, ti prego.

 

Le mie delusioni

I saggi, coloro che s’intendono di vita perché ne hanno sentito parlare, mi dicono che dalla vita stessa non mi devo aspettare nulla e devo prendere quello che capita.

  Ai saggi rispondo sempre che per me è un'eresia non aspettarmi nulla; io non voglio dalla vita, pretendo e giustamente, secondo me, pretendo perché do tutto me stesso ed anche più per cercare di
  realizzare qualcosa, un'idea, un sogno, un obiettivo.

Se vivessi, prendendo solo quello che la vita mi dà, avrei l’occhio passivo di chi la vita non la vive, ma la subisce – godendone pure.

Certo, purtroppo, il mio atteggiamento cammina a braccetto con la delusione, sentimento che provo con una certa regolarità, paragonabile più o meno a quella intestinale.