Pare mi nonno

Vivo una vita piuttosto movimentata in quanto ad impegni e difficilmente, se faccio eccezione per un’oretta quasi quotidiana che riservo solo ed esclusivamente per
me, ho modo di fermarmi, ove per fermarmi intendo riflettere senza interruzione, lasciar fluire i pensieri e le sensazioni, vivermi insomma.

Stamattina, non so per quale motivo ma, in tutta
sincerità, poco mi interessa, ho sentito dentro di me un’esplosione di vita, di voglia di prendere la vita per mano e condurla là dove voglio io, senza aspettare un minuto in più.

Mentre mi
godevo la mia primavera dell’anima e mi recavo al lavoro, ho visto in lontananza un mio collega, che ha un paio di anni più di me, ma come si dice a Roma “pare mi nonno”.

Pare mi nonno da vent’anni
perché per lui la primavera non c’è mai stata e non ha mai dato segnali di vita.

Chissà magari tirandogli in fronte una bottiglia con un messaggio dentro – come si fa inviando messaggi nello spazio alla
ricerca di forma di vita – potrei capire se là, nella sua testa, c’è vita.

Non penso proprio perché ‘sto povero cristiano è nato mezzo morto.

Giornate no

Ci sono giornate che si capisce subito che piega prenderanno.

Mentre ti vesti, infatti, ti salta un bottone; mentre fai colazione, può succedere, ti sporchi; esci di casa e trovi la tua macchina chiusa da qualcuno che già alle sette si ferma in doppia fila; il tragitto casa lavoro contempla dodici semafori che, non appena ti avvicini, diventano rossi ecc… potrei proseguire per ore, fino a sera.

Preferisco di no.

Voglia di vita

Qualche giorno mi è capitata tra le mani, anzi negli occhi, una vecchia fotografia di trent’anni fa: avevo quindici anni, tanti ricci,
tante speranze, tanta vita dentro.

Poi, ho tagliato via i ricci, poi le speranze si sono ridotte, quindi la vita … col cavolo! Quella è rimasta e quanta voglia di
vita ho!

Ho più voglia di vita oggi che non a quindici anni.  

Gente di tutti i tipi

Nel corso di oltre quarant’anni di vita, ho frequentato gente di tutti i tipi.

Ero bimbo e sono passato dal figlio del professionista al figlio di non si sa chi. Poi sono cresciuto ed ho frequentato dal professionista al figlio di non si sa chi.

Ho condiviso ore e giornate con gente di tutti i tipi ma ho sempre mantenuto fede ai miei principi base di vita; mi sono arricchito sia frequentanto il professionista che il figlio di non si sa chi perché ciascuno di loro m’ha lasciato, comunque, qualcosa di buono o mi ha insegnato a capire dove stava ciò che buono non era.

Ritengo, pertanto, giusto non fossilizzare la propria vita nell’esclusiva frequentazione di persone solo di un certo tipo piuttosto che di un altro.

C’è del buono in ognuno di noi; sta alla nostra sensibilità carpirlo.

Questo è troppo

Il piano strategico, finalizzato alla distruzione dell’economia reale del nostro Paese, messo a punto da tutta la classe politica italiana di almeno gli ultimi due decenni continua a produrre i suoi meravigliosi frutti: anche i gianduiotti della Pernigotti, come tanti cervelli, andranno in fuga all’estero. Dove? No. Non negli States. Non in Giappone. No. Non in Germania. No. Non in Francia. E dove allora? In Turchia!!!!!!!!!!

Ah, già la Turchia è Europa.

Dimenticavo.

Quindi, non c’è di che preoccuparsi perché la preoccupazione per la nostra economia ci sarà quando una delle perle della nostra ormai moribonda industria sarà acquistata da qualche camerunense (senza nulla togliere al Camerun).

Mi domando: ma come si fa? Ma possono i gianduiotti diventare turchi?

Link alla notizia.

Il titolo

In Italia, prima di esser valutato come persona, hai bisogno di un titolo.

Tutti per sopravvivere, quindi, abbiamo bisogno di un titolo di cui fregiarci e che ci consentirà di esser riconosciuti.

A ben pensarci, pure un post ha bisogno di un titolo.