Juncker come Cetto

Il tono del Presidente della Commissione Europea nei confronti dell’eventuale uscita della GB dall’Europa – ne pagheranno le conseguenze,  ha detto – mi ha ricordato l’aria vagamente minacciosa e mafiosa di Cetto La Qualunque.
Pensa in che mani siamo; almeno Cetto fa ridere, Juncker non è un personaggio di un film.
Un personaggio di fantasia ideato da qualche banchetta?

Responsabile? De stocxxxx

Nel mondo del lavoro, ci sono quelli che lavorano ed i responsabili; io faccio parte della seconda categoria, mi faccio un bel mazzolino di fiori e,  cosa da pazzi, mi assumo pure responsabilità.
Fuori dal mondo: così mi sento, soprattutto quando mi confronto con colleghi in altre zone d’Italia che occupano lo stesso ruolo, fanno stesso lavoro e dovrebbero farsi carico delle stesse responsabilità; eppure, fanno la gara a scaricare su altri.
Non giudico, ma sono orgoglioso del fatto che, se chiedo uno sforzo in più ad uno qualsiasi del mio gruppo, tutti si compattano a difesa della nostra zona. Ho creato un gruppo e mi sento più forte.

Democrazia

Il referendum inglese sul rimanere o no nell’Unione Europea è la dimostrazione di come debba essere una vera democrazia ovvero una decisione così importante è sottoposta al giudizio dei cittadini.
Da europeo auspico che vinca lo schieramento del fuori dall’Europa perché l’uscita degli anglosassoni potrebbe essere un modo,  al di là delle minacce di Juncker  (che non dovrebbe essere eterno, per riconsiderare tutto ciò che, oltre agli indubbi benefici, sta uccidendo le economie locali ed il criterio stesso di autodeterminazione delle nazioni membro, troppo legate a vincoli che poco si adattano alle specifiche esigenze di tutti i paesi: un danese ed un greco cos’hanno in comune? È un po’ lo stesso problema di condivisione che può esserci tra un siciliano ed un trentino.
Insomma, a me quest’Unione non piace.

La polemica

Ci sono persone che non riescono a fare a meno di far scoppiare continue polemiche, anche quando non se ne vede, in tutta oggettività, il reale motivo. 
Dal mio punto di vista, è sacrosanto il confronto, meno il doversi per forza confrontare.

La penna contro Ikea

Quanti utilizzano ancora la penna, quanti cancellano ancora una parola o un periodo ricorrendo ad una o più righe, quanti ancora voltano pagina quando non c’è più spazio, quanti ricorrono a sofismi linguistici pur di riprendere un concetto solo accennato qualche paragrafo prima?
Scrivo con la penna, ma sempre meno, con la conseguenza che la mia grafia peggiora esteticamente sempre più; non solo, mi dà quasi sui nervi vedere il disordine dei miei scritti. Dovrò correre ai ripari e cercare di abituare nuovamente la mia mano, e ancor prima il cervello, aspetto utilizzare la vecchia e cara penna.
Utilizzare la penna, infatti, oltre al marchio di personalizzazione del proprio scritto, aiuta la mente a rimanere elastica, stimolata dal dover tracciare un segno piuttosto che schiacciarlo su una tastiera.
Ecco, un quaderno vecchia maniera  (per fortuna qualcosa ho continuato a scrivere) sembra un mobile realizzato da un artigiano che, sistemato in casa, la rende unica, cosa che un mobile di Ikea proprio non sarà mai in grado di fare.

Non andiamo d’accordo

Non c’è verso: io e il treno non riusciamo proprio ad andare d’accordo. Lo utilizzo spesso, quattro ore circa “a botta”, ma ogni volta trovo cafonaggine, ignoranza.
Per rimanere in tema, ‘sti cazzo de cellulari sempre accesi per parlare ad alta voce di aria fritta, ragazzini che scorrazzano senza regola – non ne hanno colpa, i genitori sì, ma sono troppo presi tra whatsapp, facebook e menate varie.
A me piace la vita, la vivacità, la chiacchiera, ma non tollero l’imposizione, è una cosa che mi dà fastidio, profondamente fastidio.
Siamo maleducati.