Ho fatto una strage!

Negli ultimi mesi, ho indossato i panni del killer, di quello seriale: ho fatto secchi, letteralmente secchi oltre 150 contatti che popolavano inutilmente il mio telefono, includendo anche persone con cui ho avuto rapporti di amicizia, almeno credo. Il dubbio, anzi la certezza di averli eliminati dalla memoria del telefono, dai contatti di Gmail e, di fatto dalla mia vita, nasce dall’esigenza di non consentire più a nessuno di prendere da me senza dare.

Mi dicono che io abbia un rapporto speciale con la morte, nel senso che sembra che io sappia sopportare grossi carichi emotivi e di responsabilità; ma di questa “bravura” mi sono rotto le scatole, perché voglio leggerezza, tranquillità, serenità e sicurezza che, se mi dovesse servire una mano, una mano arriverà: di qui la mia decisione di chiudere per sempre la mia porta a chi neanche si è degnato di bussare, ricordandosi di me solo quando serviva. Ora non più, perché la porta non è solo chiusa, ma non esiste proprio più.

MI vengono in mente, soprattutto, due persone, un uomo e una donna che ho conosciuto da oltre trent’anni: entrambi sono spariti, soprattutto quando avrei avuto bisogno di loro, avendo attraversato diversi anni fa un momento di difficoltà: lì per lì, preso dai problemi, non ci feci caso, poi, col tempo, ho realizzato di aver dato ad entrambi non solo una mano, ma anche e molto di più, instaurando – e questa è colpa mia – un rapporto basato sulla disponibilità a prescindere, ma sempre dalla stessa parte. Ora non sono più disponibile; messaggi, telefonate e parole buttate al vento, avvelenandomi per il disinteresse dimostrato nei miei confronti. Sbagliare è umano e, in questo, almeno in questo, sono profondamente uomo.

Nonostante tutti questi morti, sono sollevato.

Voglio fare il tour operator 

Approfitto di questo straordinario evento per impegnarmi a dedicare il mio futuro ad organizzare viaggi verso Marte, imbarcando già so chi …

Sarebbe un successo fantastico perché mi toglierei dai maroni parecchia gente, conosciuta di persona o anche no.😉

Ego

Più tempo trascorre e più sottolineo l’importanza della parola “io”. 

Ho vissuto una vita teso verso gli altri per raccogliere le briciole e, come un affamato, me ne sono accontentato; oggi no, non più. 

Che fatica!

Mai avuto problemi di peso, per fortuna. Arrivato, però, vicino ai cinquanta, voglio mantenermi in ordine e in buona salute e, soprattutto, togliere tre,  sottolineo tre, chili. 

Obiettivo ragionevole, eppure non riesco perché di fronte a una carbonara, una grigia o un’amatriciana o un tiramisù non so voltarmi dall’altra parte. 

E chi se frega. 

Si chiude un ciclo 

Domani è l’ultimo giorno di lavoro per la mia segretaria che, alle soglie dei sessanta, va in pensione. 

La conosco da meno di due anni, ma tra di noi è subito stato feeling, immediato e pulito. 

Mi mancherà soprattutto il suo garbo, il suo sorriso, la sua abnegazione, il suo essere lei. 

È una Persona e come tale la porterò sempre nel mio cuore. 

Coraggio 

Quant’è raro incontrare una persona che abbia coraggio; non intendo uno che come Batman si butta da una cima con la sua tuta alare o che tenti l’attraversata su un ponte tibetano sospeso nel vuoto, no. 

Mi riferisco a chi si sa assumere la responsabilità di un sì o un no, di chi decide, di chi non lascia in attesa e nel dubbio il suo interlocutore. 

Manca il coraggio, soprattutto di mettersi in discussione e, magari, dover riconoscere davanti a se stessi di aver sbagliato. 

Come guarire

Mi chiedo come si possa trascorrere tutta, e sottolineo, tutta la mattina, per mesi, non un giorno, scrivendo su whatsapp.

Credo che quest’applicazione, al di là della comodità di inviare brevi messaggi, sta facendo rincoglionire tanti che passano intere giornate a chattare, senza dare poi seguito reale a mille rapporti di carattere esclusivamente virtuale. 

Ma non è meglio avere una conversazione sola durante il giorno ma guardando l’interlocutore negli occhi piuttosto che mille chiacchiere con persone che, di certo, mentre parlano con noi, intrattengono altre sei conversazioni in contemporanea? 

Boh, sarà l’età.