Come la metro a Roma

Leggevo, da qua, di 1500 operai cinesi che in 9 (sì, nove) ore hanno costruito una stazione ferroviaria.

Ogni paragone, dl di là delle indiscutibili limitazioni imposte ai lavoratori cinesi, con quanto avviene in casa nostra mi pare del tutto inadeguato.

Penso alla Salerno – Reggio Calabria, piuttosto che alla Metropolitana di Roma, al prolungamento di Via Isacco Newton (un km, metro più metro meno) sempre nella Capitale – il quartiere di Monteverde Nuovo mi diede i natali – che, progettata per esser inaugurata per le Olimpiadi del 1960, vide le prime macchine in uno splendido mattino del 1992.

Insomma tutto ciò mi porta a sintetizzare il mio pensiero con una sola parola: cazzo!

Al lettore lascio l’interpretazione del termine, ahimè, sicuramente inelegante, ma certamente molto ben descrittivo di quanto penso.

 

Usque tandem …

Prendo il telefono e tento di accedere ad un portale da un’applicazione realizzata ad hoc, nella quale sono già memorizzate le mie credenziali sì da render più veloce il processo di autenticazione.

La mia bella applicazione, mi dice a tutto display “attendi, è in corso l’accesso … sta impiegando più tempo del dovuto … sii paziente”; a quel “sii paziente”, ho capito che la vita sta cercando d’insegnarmi da quasi cinquant’anni la virtù della pazienza che, nonostante i miei infiniti sforzi, evidentemente non ho ancora fatto mia, malgrado la eserciti, e prova ne è l’assoluto candore della mia fedina penale.

Insomma, tra un’attesa e l’altra, il tempo passa, e con lui gli anni, ma io rimango sempre impaziente, soprattutto dentro perché all’esterno un contegno sono in grado di darmelo e non paleso una così grande insofferenza nei confronti dell’attendere.

Ho sonno

Da quando ho smesso di fumare – dodici anni e passa fa – dormo molto molto poco, e molto molto male; credo che arriverò al traguardo finale della vita senza tumore al polmone, ma con tanta tanta voglia di dormire.

Ma porca vacca! Ma è possibile che non riesca a fare un sonno dalla sera alla mattina senza svegliarmi settanta volte o trovarmi alle 00.53 (sì, neanche l’una! ed ero andato a dormire alle 23.35) sveglio e pronto per affrontare un’altra giornata?

Gli effetti della mancanza di sonno devono esser devastanti, e di certo lo sono, ma sul mio fisico, a distanza di dodici anni, ancora non si vedono i risultati; sull’animo sì perché spesso, dopo notti così, nonostante la mia voglia di vita, ho poca voglia di sorridere, ma, “per una questione di tigna“, lo faccio lo stesso.

Smile!

Considerazione

Ci sono persone che hanno in sé equilibrio, e, pertanto, ne offrono al mondo con la semplice presenza, anzi spesso anche attraverso una discreta assenza; ci sono altri che nascono per scassare marroni al prossimo, in presenza o in lontananza.

Domanda: ma perché persone così non si guardano allo specchio prima di oltrepassare il limite della propria persona? Perché puntano sempre il dito verso gli altri, e mai mettono in dubbio se stessi?

Boh.

Ps: nella mia vita ho incontrato una persona del secondo tipo, ma forse si era capito.

Undici anni dopo…

Dopo quasi undici anni, complici le rispettive derive di vite, ci siamo sentiti con D., una persona con cui ho condiviso un brevissimo tratto di vita.

Ci siamo raccontati, le distanze attuali parlano di 800 km, ma ciò che conta è aver ritrovato d’incanto un filo che non si è mai perso, nonostante il destino.

Forse non ci vedremo neanche più, ma non conta.

A presto D.

Effetto caffè

Stamattina avevo sonno e nessuna voglia di lavorare; mi sono fatto coraggio, rinverdito il senso del dovere, e preso quattro caffè in due ore: il sonno è passato, ma treno come se avessi un inizio di Parkinson.