È molto romano …

…della serie “quanno me voj, me cerchi”.

In italiano: non ho alcuna intenzione di cercarti: fatti vivo/a tu.

C’è una povertà in giro…e non mi riferisco ai tanti che hanno problemi economici, per carità, ma alla bassezza del livello che oggi hanno le relazioni umane, alla pochezza spirituale, al nulla emotivo, al vuoto nelle prospettive, alla rinuncia a priori.

Che vite assurde.

Sarà che sto invecchiando, ma mi sono ampiamente rotto le palle di persone che, superata la soglia degli anta, ancora non sanno cosa vogliono dalla vita, e fin lì ‘zzi loro, ma nemmeno sono in grado di intavolare una discussione, se non in modo non visivo e non fisico, come se i rapporti potessero svilupparsi seguendo il rendering delle emoticons.

Io – maiuscolo per dar forza al mio ego che hanno inutilmente tentato di distrugge – sono orgogliosamente altro.

Incontro in treno

Oggi ero in treno, tanto per cambiare, e, mentre tornavo a casa, vedo sedersi davanti a me una ragazza dai tratti marcati, duri, ma due occhi azzurri come il cielo.

Tra un’occhiata e l’altra, mi ricordava qualcuno, ma non ricordavo chi: ma sì, Ute Lemper, con una ventina d’anni in meno. Ho cercato su Google delle sue foto, e l’ho confrontate con la ragazza davanti a me: cacchio era uguale.

Naturalmente, non mi sono perso d’animo, e, scendendo insieme, le mostro il telefono con la foto di Ute Lemper, e le dico: “ecco chi mi ricordavi!”.

Mi ha sorriso, abbiamo scambiato due chiacchiere, mi ha ringraziato, e poi ognuno a casa sua.

Incontro davvero insolito, ma piacevole.

Ogni tanto

Di tanto in tanto, ho la certezza che sto per prendere una fregatura; l’esperienza mi ha insegnato ad annusare l’aria, nonché a cogliere quel qualcosa di non definito che, però, stona col contesto.

Il sesto senso mi suggerisce di sedermi sulla riva ad aspettare l’onda di piena, da semplice spettatore, non più da protagonista: si può fare.

Che confusione! Sarà perché …

Bisogna imparare a godere a pieno ed in profondità dei bei momenti, di quelli che sembrano scontati, ma non lo sono neanche per niente.
Capita spesso che, presi dalla vita, non ci si renda conto di avere sotto gli occhi un panorama spettacolare, di gustare una prelibatezza, di ascoltare musica che incanta, di percepire un profumo che ricorda momenti di poesia, di sentire il calore di una mano.
I sensi, il nostro punto di connessione col mondo fatto di materia; sarebbe auspicabile, invece, riuscire ad andare oltre il dato sensoriale delle cose, e provare, nei limiti delle proprie sensibilità, ad arrivare ad una forma di momentanea, solo momentanea è ovvio, stasi dei sensi, accendendo, pertanto, tutto ciò è extrasensoriale e connessione con un mondo dove non c’è materia, ma solo sensibilità, un mondo universale; un passaggio che gli orientali potrebbero definire cosmico, ma che, nel mio piccolo, mi piace definire semplicemente umano, l’altra faccia del senso dell’uomo.

Sarà che, almeno negli ultimi mesi, la vita mi sta regalando almeno una bastonata al giorno, non richiesta, né, tanto meno, consapevolmente attesa; sarà che gli anni passano e le cose importanti diminuiscono per numero, poiché la mente e le valutazioni virano inevitabilmente sulla qualità del sentito, più che sulla pila di cose fatte; sarà che sto scontando una profonda stanchezza interiore; sarà che mi sono letteralmente rotto le palle delle idiozie e delle indecisioni altrui; sarà che ho capito che quelli come me portano con sé anche pesi che non hanno generato; sarà tante cose che non so, e alcune che conosco, e tanto mi basta.

Provo a cambiare strategia di vita, e a trascorrere un mese in un’ora.

Chissà che non cambi qualcosa, e che riesca ad ampliare il tempo, il mio tempo.

Ho maturato una convinzione

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Non è vero, ma, tra una cosa e l’altra, comincio a crederci: ci sono dei posti che mi portano sfiga, ormai non c’è più dubbio.

E’ mai possibile che ogni volta che metto piede, anche per pochi minuti, alla stazione di Rovereto mi succede qualcosa che mi ferisce profondamente?

In  quel posto del cavolo sono stato quattro volte in vita mia, e quattro volte m’è successo qualcosa di veramente spiacevole.

Quattro su quattro.

Neanche Rocco Siffredi ha ‘sta media.

 

Meraviglia

Devo ammettere che, se qualcuno, quattro o cinque mesi fa, mi avesse pronosticato un presente, riferito ad oggi 24 ottobre, tranquillo, sereno e sorridente, beh, lo avrei preso per pazzo, decisamente più di me.

E, invece, è successo, e la vita mi voluto fare qualche bel regalo, un po’ come fa, nell’immaginario collettivo, un marito che deve farsi perdonare qualcosa da una moglie dalla quale si è distratto.

Ciò che conta è la mia serenità, nient’altro che la mia serenità così tanto a lungo desiderata, ma mai pienamente raggiunta.

Di miraggi sono ormai un esperto, tanto da aver conseguito almeno un paio di master. E’ vero che gli esami non finiscono mai, ma qualcosa dovrei aver imparato; male che vada, mi ripresenterò alla prossima sessione.

Il tempo ora non esiste

Ascolto musica, e mi vengono alla mente immagini di vissuto lontano, molto lontano, ma anche così vicino che sembra passato un giorno, o un minuto.

Ci sono paesaggi d’anima che non hanno rughe, né capelli imbiancati.

Ci sono passaggi d’anima che non conoscono passato.